Ma è nato prima il filantropo o il milionario?

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Ma è nato prima il filantropo o il milionario?

La lista si allunga: dopo Andrew Carnegie, i coniugi Gates, Georges Soros, Warren Buffet e infiniti altri, anche Jack Ma, il fondatore di Alibaba, uno degli uomini più ricchi della Cina, ha dichiarato di volersi dedicare a progetti filantropici.

Leggendo le biografie di questi grandi uomini, non possiamo fare a meno di notare che ciascuno di loro è caratterizzato da una grande voglia di fare e di condividere, e da pensieri con una dimensione sicuramente non comune. Una domanda nasce spontanea: ma è nato prima il milionario o il filantropo?

E se fosse il loro modo di pensare da “filantropi” a consentirgli la creazione di business di successo? E qual è la caratteristica che accomuna questi uomini?

Anche il panorama italiano ha conosciuto un grande filantropo, Adriano Olivetti, convinto che la produzione, compresa quella industriale, non venisse dalle macchine, ma dagli uomini, e che il valore di una grande impresa non si limitasse alla creazione e alla distribuzione dei profitti ma ad un’idea di arricchimento anche spirituale che accomunava le persone coinvolte.

Il pensiero di Adriano Olivetti è geniale, puro e pieno di valori positivi. Leggendo la sua biografia, mi sono interrogata per giorni su come questa grande filosofia si potesse diffondere tra le comunità e nelle imprese.

Ho trovato la risposta in un test psico-attitudinale che ho sostenuto qualche giorno fa, evidenziata dal consulente che ha analizzato in lungo e in largo il mio pensiero: “Imaginative” e “Affiliation”, mi ha definito, cioè una combinazione di vision da sognatrice e di grandi capacità di coinvolgere gli altri per creare comunità e sognare insieme in grande.

Per dirla con le parole del consulente “Dottoressa D’Angelo, lei è la candidata perfetta per una start up innovativa, e solo con grandi difficoltà potrà sopravvivere in grandi aziende”. Devo dire però che dei risultati del test mi interessa poco, perché ho sempre saputo bene chi io sia. Credo fermamente, proprio come Jack Ma, che, se le aziende che operano in settori “maturi” continueranno a pensare solo al domani, tra 20 anni saranno sparite.

La cosa che, ne sono fortemente convinta, caratterizza tutti i filantropi milionari, è la voglia di condividere costantemente i propri grandi sogni con le persone con cui lavorano, dando un continuo riconoscimento alle strutture e costruendo una vision comune che porta ai risultati attesi.

Del resto Alibaba è diventata grande perché un uomo ci ha creduto e ha coinvolto nel suo sogno altri uomini e donne come lui. Persino Warren Buffet, che non opera sicuramente in un settore innovativo, ha iniziato la sua carriera lavorando nel negozio del nonno.

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