Anna Cominotti, l’artista del sociale che vive in un Museo

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Vi ricordate Una notte al Museo? il film nel quale il guardiano notturno del Museo di Storia Naturale di New York scopre che durante la notte all’interno del  museo… succedono strane cose? Mi sono sentita così anche io, quando in pieno giorno e in pieno centro cittadino  sono andata ad incontrare Anna Cominotti, artista del sociale, per scoprire qualcosa in più sulle sue innumerevoli attività di volontariato e beneficienza.

Come il protagonista del film, anche Anna ha l’enorme privilegio di vivere all’interno di un museo, ma a differenza di questi è circondata dalla meravigliosa bellezza dell’arte e non da animali.

Quasi osmoticamente la bellezza dalla quale è circondata si riflette nei piccoli capolavori che le sue mani sono in grado di creare e che il suo cuore dona ai più bisognosi.

Affascinata sin da piccola dall’enorme potere terapeutico del ricamo e del cucito, Anna ha riversato nelle sue creazioni tutto l’amore che nutre verso il suo prossimo e che dimostra attraverso le mille attività di volontariato a cui si dedica.

excellence magazine Cominotti

Con lo pseudonimo di Ghost, collabora con i City Angels, con Fondazione Veronesi, con l’associazione Portami per mano, con l’Associazione Vittime della strada con la Federazione Italiano per il Benessere Animali e con la cooperativa Tempo per L’infanzia.

Mentre attraversiamo i saloni del Museo, Anna mi racconta la sua  storia, dall’infanzia divisa tra ricordi felici e traumatici, al matrimonio con Duilio in giovane età fino alla maternità: una vita non sempre facile che ha tuttavia contribuito a fare di lei la “fatina buona” che lavora incessantemente al benessere di persone e animali.

Chi come me ha provato cosa significa la sofferenza capisce meglio quella degli altri

e aggiunge con aria sorniona

in realtà è una forma di egoismo; fare del bene mi dà piacere

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A quale progetto ti stai dedicando in questo periodo?

Negli anni ho raccolto vecchie Barbie, ognuna con la propria storia di gioia e di dolore, a volte mancavano di capelli o di arti, a volte portavano i segni delle ingiurie del tempo o dei giochi maldestri  di chi le aveva possedute; utilizzando materiale di riciclo ho creato per ciascuna di esse un nuovo abito, una nuova dimensione.

Attraverso il mio lavoro di cucito ho creato per  loro una nuova realtà. Ad oggi ho creato un esercito di più di 320 Barbie, ciascuna con un diverso abito, perchè io amo la personalizzazione, che rappresentano altrettante storie di rinascita. Io la chiamo “l’arte cucita addosso”, nel senso che una volta confezionate non possono essere più svestite, questo perché il loro abito è parte integrante della loro nuova identità.

Si tratta di bambole da collezione che, grazie all’organizzazione messa a disposizione dal blog Milano Meravigliosa ho donato all’Asilo Mariuccia di Milano, e la cui vendita durante l’evento Il mondo di Anna Cominotti visto con gli occhi di Lulu con la direzione artistica di  Davide Cavalieri servirà a sostenere le attività che l’associazione promuove per le ragazze madri e per i bambini in difficoltà.

Quando ti sei appassionata al cucito?

Sin da bambina il ricamo ha costituito un legame con la mia amatissima zia affidataria che mi ha accolta all’età di 3 anni quando sono rimasta orfana di padre. Anche quando a 9 anni ci hanno separate, prendere la scatola di latta del ricamo che riportava l’immagine di Maria Rosa (una vecchia pubblicità dell’epoca) che entrambe avevamo, era il nostro modo per metterci in connessione.

E’ ormai noto che cucire a mano è terapeutico. La magia del gesto lento e ripetitivo, il concentrarsi su un lavoro, allevia cattivi pensieri e tumulti interiori. L’ago e il filo si sono rivelati metodi straordinariamente efficaci per guarire le ferite interiori. E’ questo il motivo per cui spesso  vengono organizzati  laboratori di cucito e di ricamo presso associazioni del territorio a cui presto la mia opera come docente. Dedicarsi al cucito aiuta a ricucire le ferite interiori di tante donne e i manufatti che ne derivano servono a raccogliere fondi per fare del bene.

Ma il meraviglioso mondo di Anna non esclude gli animali. Per raccogliere fondi per il rifugio i Miciottoli di Camaiore, dove hanno trovato rifugio 250 gatti salvati da maltrattamenti o abbandoni, Anna ha creato i Miaociottoli, dei deliziosi gatti di stoffa vestiti nei modi più originali e creativi.

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Una versione felina dei più classici protagonisti delle favole disneyane come Biancaneve o della tradizione come Cappuccetto Rosso, ma anche originalissime pop star come Madonna, Freddy Mercury, David Bowie fino al nostrano Cristiano Malgioglio.

44 Miaociottoli (si proprio 44 gatti, come nella famosa canzone dello Zecchino d’Oro!) che sono stati presentati recentemente nel corso di un evento presso il Crazy Cat Cafè di Milano, un neko café giapponese adattato alla vita della metropoli lombarda, che da anni promuove attività a sostegno delle associazioni feline del territorio.

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Maria Mele
Maria Mele
After 39 years working in Sales and Communication for one of the most prominent Insurance Group worldwide, I presently dedicate my time to what I like best: fine arts and literature, passionately looking for the beauty that surrounds me.

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