L’ Arte, un Modo di Vivere

Vivere l’arte come modello di vita

E’ sempre un piacevole incontro nonché una bella esperienza parlare con Marco Eugenio Di Giandomenico, docente all’Accademia delle Belle Arti di Brera ed economista dell’arte e della cultura. Valente scrittore, è anche teorico dell’arte sostenibile.

Ben conosciuto nel corollario dei curatori artistici internazionali e stimatissimo critico – attualmente è ospite al Festival del Cinema di Cannes – da oltre vent’anni si occupa attivamente di Alta Moda (anche etica e sociale), organizzando sfilate e convegni sul tema, tenendo sempre ben alta l’attenzione per il nostro Bel Paese attraverso minuziosi studi antropologici sulle identità regionali.

Marco Eugenio Di Giandomenico_Ph Massimo Martino_Milano_2018_II
Marco Eugenio Di Giandomenico
Ph Massimo Martino Milano 2018

E della resilienza ne ha fatto esperienza tramite anche il suo bel libro “La follia di Oreste“  esprimendo pensieri e concetti sulla solitudine umana di questo terzo millennio,  protesa alle new technologies e conseguente aridità umana.

Per arte sostenibile si può intendere anche un buon recupero del riciclato?

Beh… osserverei che questo è un concetto un po’ antico di ‘sostenibilità’, che ha il suo perché ma sicuramente non esaurisce il problema. Innegabilmente il riciclo ha in sé un messaggio alla salvaguardia del pianeta, quindi limitare o delimitare la produzione industriale evitando sprechi ed inquinamento. L’arte si fa portavoce di tale messaggio divenendo cassa di risonanza con tutta una lunga serie di artisti che operano in merito. Anche se il mio concetto comprende questo pur non esaurendosi in questo. In me significa: Quando un’arte contemporanea può definirsi tale nelle epoche delle nuove tecnologie? Quali sono le nuove forme d’arte dei linguaggi creativi nell’epoca delle nuove tecnologie?

Ed ancora: qui si trasferisce l’Appunto creativo alle generazioni future nell’epoca delle nuove tecnologie? Tutte domande di conseguenza  che attendono al nuovo modo che gli artisti hanno di esprimersi. Quindi il concetto del pianeta e del messaggio che l’arte può dare, attiene ad un concetto di sviluppo sostenibile maturatosi negli anni ’80 della seconda metà del secolo scorso, analizzato quale punto di partenza, visto che il concetto di sostenibilità ogni anno si arricchisce nel campo artistico di nuovi ed importanti contenuti. Arte tra l’altro bella, vera, vista non solo dal lato del virtuosismo estetico, ma anche buona nel senso aristotelico. Un’arte migliore, che vivifica, capace di dare un messaggio sociale con azione salvifica.

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Marco Eugenio Di Giandomenico
Ph Guido Bollino Milano 2017

Abbiamo messo in tavola il bello, il buon gusto, l’arte nelle varie sfaccettature, l’Abruzzo a lei regione così cara e di conseguenza il Vate. Insomma un viatico che conduce dritti dritti alla corrente filosofica dell’estetismo.

Estetismo significa tante cose e non certamente fine a sé stesso. Dal mio punto di vista  qualunque cosa è esteticamente bella quando mi migliora, mi fa pensare… abbracciando personalità, coscienza ed attività cognitive. Pertanto è difficile pensare ad un bello che non sia buono… non buono a niente bensì moralmente edificante.

Marco Eugenio Di Giandomenico_Ph Oscar Covini_Milano_2017
Marco Eugenio Di Giandomenico
Ph Oscar Covini Milano 2017

Lei è stato anche modello per varie case di moda internazionali. Ce ne vuole parlare?

Beh, quella fu una parentesi, avevo poco più di venti anni, andai a New York negli anni giusti, nell’80, vivendo un momento meraviglioso come top–model ma non volli continuare per mia scelta. Considero tutto questo una grande esperienza che mi è stata molto utile, ma dalla vita volevo altro, senza tuttavia sminuire l’attività della moda. Lo considero pertanto un momento formativo come un punto di arrivo che mi ha dato tanto facendomi scoprire l’umanità delle persone. Una grande eredità, trovare dei link, il collegamento, l’empatia con chi ti sta di fronte. Questo poiché un modello deve piacere non per sé stesso ma per ciò che indossa con funzione di art-director, affinché il messaggio estetico arrivi all’osservatore. Una esperienza per me che è stata vitale,  seguendo poi  altre strade più aderenti alla mia personalità ed al mio modo d’essere.

                                  

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Carla Cavicchini
“Bambina curiosa” erano le parole che sempre mi arrivavano all’orecchio da piccoletta divorando i fumetti rubati ai cugini, scoperchiando i tegami in piena ebollizione, ‘mimando’ persino le Kessler nei loro “Daumpa! Ricordo quando alla bambola di coccio ‘ruppi’ le labbra volontariamente infilandogli ben bene il cucchiaio in bocca, al fine di farla mangiare saporitamente …e non per finta! In seguito il mio essere stravagante e bizzarro nonché – dicono - estremamente razionale, mi ha portato a conoscere ed approfondire le varie realtà tenendo sempre accesso il motore del mio carburante non certamente incollato ad una sedia, bensì a caccia di personaggi illustri e celebri, pronti allo ‘spogliarello’ seppur mentale della sottoscritta. Qualche nome? Zavoli, Montanelli, Zeffirelli, Gina Lollobrigida, Dario Fo, Lizzani, F.lli Taviani, Sepulveda, Camilleri, Crepet, Albertazzi, Miranda Martino, Sandra Milo e…mille ancora arrivando a quota 400 e passa! Il mio mantra? Fare della propria esistenza un capolavoro come insegnava Oscar Wilde! Presuntuosa? Osserverei più che altro obbiettiva. La grande attrice Giulia Lazzarini citò l’essere struggente ‘leopardiano’ nel suo ‘modus-vivendi ‘, invitando tuttavia a vivere serenamente, lasciando qualcosa anche agli altri, in questo breve spazio di tempo concesso. Nel frattempo la bimba curiosa è cresciuta scalpitando ancora. E’ grave?

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