Un’equazione che non torna

È fuori di dubbio che la culla mondiale della cultura, della creatività “made in Italy” e delle molte eccellenze che tutto il mondo ci invidia e dalle quali si prende spunto per innumerevoli tentativi di imitazione, sia ricca di menti straordinarie.

Artigianato, moda, food&beverage, ricerca, medicina, automotive, arte e interior design riempiono le vite, le case e gli alberghi, a livello internazionale, confermando che la qualità, che gli italiani sanno creare, viene riconosciuta e universalmente apprezzata.

Al genio italiano si contrappone il caos totale, quando si tratta di governare e di gestire il sistema Italia. Subiamo un ceto politico, senza fare distinzione di colore, che invece di preservare quanto di prezioso viene creato, si preoccupa di tutelare esclusivamente i propri interessi che, nel migliore dei casi, non corrispondono affatto agli interessi di coloro che rendono il nostro paese, un paese unico e irripetibile.

L’Italia, quindi, un luogo privilegiato di grandi eccellenze, di menti creative, non risulta in grado di gestire se stessa. Territorio, giustizia, sanità, scuola… un caos senza fine!

Ma é davvero così difficile poter immaginare una classe politica in grado di preservare l’immenso patrimonio che il buon Dio, prima, e il popolo, poi, hanno inventato?

Una semplice equazione che, de facto, dovrebbe portare ad un risultato scontato, ma che, al contrario, con grande cecità e ignoranza, di chiunque salga sul ponte di comando, si rivela incapace di salvaguardare e di valorizzare.

Un’autentica pulsione masochistica! Oramai il tempo si sta esaurendo: siamo nei minuti di recupero dei tempi supplementari e non c’è più spazio per egoismi, interessi personali e manie di protagonismo. Se non si porrà rimedio, in tempi brevi, a questa paradossale situazione, si rischierà grosso.

È in gioco il nostro presente e il futuro delle nuove generazioni.
Non solo lasceremo ai nostri figli il risultato errato di un’equazione che non torna, ma li condanneremo a vivere nella precarietà di un paese disastrato.

Con l’amara constatazione che meno egoismo, meno incapacità e meno improvvisazione, da parte della classe dirigente nazionale, avrebbero potuto farli vivere agiatamente e in sicurezza, nel paese più bello del mondo.

ph. credit Umberto D’Aniello

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Luigi Lauro
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