Venezia riapre all’arte: annunciate tre mostre a Palazzo Grassi

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Nella cornice splendida e deserta dell’atrio di Palazzo Grassi a Venezia, Bruno Racine, il nuovo direttore delle sedi veneziane della Fondazione Pinault, Palazzo Grassi e Punta della Dogana, ha incontrato la stampa per raccontare i progetti futuri per il suo mandato, della tanto attesa riapertura delle sedi espositive.

La stagione espositiva 2020 sarà all’insegna della fotografia, che a Palazzo Grassi ospiterà “Le Grand Jeu”, la mostra di Henri Cartier-Bresson composta da una selezione di 385 immagini individuate dal leggendario fotografo, agli inizi degli Settanta, come le più significative della sua opera.

bresson palazzo grassi

“Once upon a Dream” è invece l’esposizione monografica dedicata all’artista egiziano Youssef Nabil e ai suoi scatti che ritraggono un Egitto leggendario e suggestivo, mostra allestita sempre a Palazzo Grassi.

Negli spazi di Punta della Dogana saranno rappresentati invece ai tanti media dell’arte contemporanea, con la mostra collettiva “Untitled, 2020. Tre sguardi sull’arte di oggi”, con oltre 60 opere di artisti di diverse generazioni.

Secondo le nuove misure di sicurezza, l’ingresso del pubblico sarà contingentato, con una capienza massima consentita che con ogni probabilità sarà di circa 250-300 visitatori  in contemporanea per sede, e con la prenotazione online consigliata per una migliore gestione dei flussi.

Tra i propositi di Racine per la sua direzione, quello di avvicinare il pubblico all’arte contemporanea, in certi casi vista con più sospetto e giudicata meno comprensibile rispetto all’arte di epoche antecedenti.

L’arte di oggi parla a tutti, non solo a un pubblico di conoscitori

afferma il direttore

gli artisti contemporanei, infatti, si pongono questioni spesso simili a quelle sollevate dai grandi nomi del passato, dandosi però altre risposte, figlie dei loro tempi.

Ecco allora la voglia di fare di più, di cambiare le carte in tavola, con l’idea di dar vita in futuro a mostre dove la collezione d’arte contemporanea privata del magnate francese Francois Pinault − un corpus di più di tremila pezzi, che spaziano dal XX al XXI secolo − verrà messa in dialogo con opere del passato, per renderne visibili gli elementi di continuità e di rottura.

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