Un “richiamo all’azione” per salvare il nostro pianeta.
Nato nel 1958 a Londra, Tim Flach è uno dei fotografi di animali più importanti del mondo, noto per le sue immagini affascinanti e che “fanno riflettere” di alcune delle specie più straordinarie e in via d’estinzione del nostro pianeta. Fin dall’inizio della sua carriera, Flach ha contribuito alla ricerca accademica testimoniando l’impatto delle fotografie di animali sul pubblico.
Documentando la biodiversità e trasmettendo un crescente senso di empatia verso queste creature in via di estinzione, catturandone sia il potere che la vulnerabilità ed evidenziando la loro innegabile connessione con gli esseri umani, Flach è in grado di trasportare il pubblico verso una nuova prospettiva visiva sulla fauna selvatica e sulla sua conservazione. Lontano dall’essere un fotografo naturalista convenzionale, i ritratti di animali che lavora nel suo studio, da cani e cavalli a scimmie e leoni, sono celebri per la vivida luce che ne mette in risalto le qualità espressive, quasi umane, e per il tipico sfondo nero.

Fin da bambino Flach ha sempre provato una sensazione di meraviglia verso il mondo naturale, coltivando la sua passione attraverso passeggiate e trascorrendo il tempo all’aria aperta disegnando e dipingendo paesaggi. Durante uno di questi giorni trascorsi a riprodurre l’ambiente circostante, seduto in un campo di mais, Tim si concentra così tanto sulla natura intorno che, quando un’ape gli passa vicino, riesce a percepire la sua energia solcare il cielo come se fosse la sua, mentre la matita graffia il foglio. Quella sensazione di maggiore consapevolezza – della nostra comunione con la natura – è diventata un’emozione che cerca sempre di riscoprire e comunicare attraverso il suo lavoro di fotografo.
Come nelle sue stesse parole: “Nel senso più semplice, mi piace il caos controllato che si crea fotografando gli animali. Mi interessa anche il divario percettivo tra gli esseri senzienti. C’è un senso di stupore e meraviglia e anche un senso di incertezza rispetto a quello che si rivelerà sul set. Mi piace coltivare pensieri su come vediamo noi stessi”.
In ogni caso, questo forte legame con il mondo naturale non è strano; è semplicemente l’incredibile complessità del nostro pianeta, con il suo perfetto equilibrio, che permette, sostiene e nutre la vita. Se non siamo capaci di capire come la Terra sia in grado di mantenere questo ambiente, incontreremo il rischio di non essere consapevoli di danneggiarlo in modo irreversibile.

Durante la lavorazione di Endangered, il suo quinto libro, una monografia profondamente potente sulle specie animali a rischio di estinzione in cui ha ritratto gli animali in una varietà di ambienti diversi, Flach ha preso ancora più coscienza della questione ambientale, come egli stesso afferma: “Per la prima volta, non è la natura a mettere in pericolo le specie e a distrugger il pianeta, siamo noi. In passato la natura era considerata forte e l’uomo vulnerabile nei suoi confronti. Adesso è la natura a essere diventata vulnerabile”.
La continua crescita della popolazione umana, dei consumi e delle emissioni porta al conseguente declino esponenziale delle risorse naturali e delle popolazioni animali. Per realizzare questo libro Tim ha viaggiato per il mondo per oltre due anni e mezzo, lasciando per la prima volta lo studio fotografico per immortalare gli animali nel loro habitat, scattando rinoceronti bianchi in Kenya, farfalle monarca in Messico e aquile nelle Filippine, primati che affrontano la perdita del loro habitat, elefanti cacciati per l’avorio e numerose specie di uccelli catturate come animali domestici.
Questa esperienza nella natura ha reso l’artista consapevole del fatto che non è possibile semplicemente strappare gli animali dal loro ambiente naturale e metterli su “un’arca” per proteggere il loro futuro, senza considerare l’importanza dell’habitat dal quale sono stati prelevati. Dalle sue esperienze personali e lavorative e dai numerosi studi riguardanti le immagini degli animali e quanto sia potente il loro impatto sul nostro cuore, mente e anima, emerge un concetto: nella fotografia naturalistica tradizionale gli animali sono visti nel loro ambiente – selvaggio e libero – e quindi si rafforza il senso di separazione dagli esseri umani.

Ma a seguito di un interessante studio del 2011 di Kalof, Zammit-Lucia e Kelly sulla ritrattistica di animali collocata in un contesto museale, si è scoperto che “collocare rappresentazioni di animali in un contesto visivo solitamente associato alla rappresentazione umana ha avuto l’effetto di rafforzare i sentimenti di parentela e legame tra specie umana e animale”.
Il dottor George Schaller, uno dei biologi più rispettati al mondo, ha affermato: “Puoi essere il migliore scienziato del pianeta, ma a meno che non siano coinvolte le emozioni, ciò non è molto rilevante. La conservazione si basa sull’emozione. Viene dal cuore e non bisogna mai dimenticarlo”.
“Questo è particolarmente vero quando si comunica visivamente. Dobbiamo essere toccati emotivamente per essere spinti all’azione”, conclude Flach.